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dal 25 aprile al 10 luglio 2016
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Dai discorsi del Duce a Radio Londra, la storia di una generazione tra Fascismo, Resistenza e scelta repubblicana


Ha aperto i battenti alla Torre dei Lambardi la mostra "I ragazzi che ascoltavano la radio. Una generazione tra Fascismo, Resistenza e scelta repubblicana (1936 – 1946)", organizzata dall’Amministrazione comunale con la collaborazione dell’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea, in occasione del 70° anniversario del referendum costituzionale che il 2 giugno 1946 segnò la nascita della Repubblica italiana dopo gli anni della dittatura e della guerra.

«Una mostra che affronta con grande rigore il travagliato momento di passaggio vissuto dalle giovani generazioni, nate e cresciute sotto il regime fascista, quando si trovarono a dover scegliere tra la fedeltà al Duce e le ragioni di chi combatteva per un nuovo concetto di Stato»  –  sono le parole con cui Luciana Brunelli, Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc), ha aperto il suo intervento.

La mostra, a cura di Vanni Ruggeri, presidente del Consiglio comunale e delegato alla cultura, e Francesco Girolmoni, responsabile della biblioteca e archivio storico comunale, è stata realizzata con documenti provenienti dall’archivio e dalla biblioteca, con fotografie del fondo Bartoccioni, con documenti dell’archivio dell’istituto omnicomprensivo "G. Mazzini” di Magione, con cartoline d’epoca, radio originali e altro materiale messo a disposizione da collezionisti privati: Franz Fumanti, Adriano Piazzoli, Carlo Burini, Luciano Zeetti. Resterà aperta fino al 10 luglio, e sarà animata da un ricco palinsesto culturale sulle tematiche affrontate, con presentazioni di libri, giornate di studio, appuntamenti teatrali per le scuole.

«Nel quadro della strategia di propaganda e mobilitazione ideologica messa in atto dal fascismo – ha spiegato Vanni Ruggeri – nessuno spazio pubblico o privato, nessun mezzo di comunicazione restò inutilizzato: stampa, manifesti, cartoline postali, francobolli, per non parlare di cinegiornali e filmografia. Fu comunque la radio il mezzo principale impiegato per creare consenso. Emotivamente coinvolgente, moderna e dinamica fu posta a servizio del regime. La mostra immerge il visitatore in un viaggio ideale nella piccola e grande storia del periodo. Dai radiomessaggi mussoliniani a Radio Londra, attraverso l’ascolto, si rivivono gli anni segnati dalla guerra e dal fascismo, dagli ideali della Resistenza fino all’approdo alla democrazia, con il referendum istituzionale del 2 giugno del 1946».

«Sarebbe impossibile pensare ai regimi totalitari del Novecento senza la radio – ha sottolineato ancora Luciana Brunelli –. Nelle scuole, nelle case, nelle piazze e nelle frazioni rurali gli altoparlanti diffondevano la voce del duce. Nessun altro strumento fu tanto potente nel suscitare emozioni e nel mobilitare le masse durante il Ventennio».

Francesco Girolmoni si è soffermato sulle dinamiche che segnarono anche a Magione, a partire dal 1938, l’ingresso della radiofonia all’interno dell’attività formativa e curriculare della scuola, ripercorse nella prima sezione della mostra, frutto del laboratorio di didattica d’archivio realizzato ogni anno con gli studenti della scuola media G. Mazzini di Magione.

Le sezioni della mostra con l’utilizzo di manifesti, riviste illustrate, lettere, francobolli, filmati, registrazioni d’epoca, restituiscono l’esaltazione mitica del materiale di propaganda; raccontano momenti particolari del conflitto tramite il «reportage fotografico» dell’ufficiale Trento Bartoccioni, realizzato durante l’occupazione italiana della Jugoslavia; danno conto, attraverso una splendida collezione filatelica, di avvenimenti e personaggi dell’epoca. L’ultima parte è dedicata al periodo della Resistenza, del passaggio del fronte, della "guerra ai civili” per giungere agli appuntamenti elettorali della primavera del 1946 e al voto alle donne.

Un allestimento particolarmente evocativo, e dal forte impatto, al secondo piano con la ricostruzione di due diversi ambienti dell’epoca in cui trovano posto le radio originali: due scorci di società, due differenti contesti politici e ideologici, che l’apparecchio radiofonico unisce, ma allo stesso tempo divide.


Un momento della conferenza inaugurale


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